Banca-Impresa, accesso al credito e Basilea 3: per non penalizzare le PMI italiane, Confindustria e ABI, insieme a Rete imprese Italia e Alleanza delle cooperative italiane, propongono al vicepresidente della Commissione UE, responsabile per l’Industria, Antonio Tajani, di inserire un fattore di correzione nel calcolo di rischio.
Se ne discuterà a Bruxelles, dove la proposta passerà al vaglio del commissario per il mercato interno Michael Barnier.
«Positiva la posizione comune di banche e imprese»: questa la prima reazione di Tajani, che ha giudicato i suggerimenti avanzati “molto ragionevoli“, pur non prendendo posizioni ufficiali.
Il timore è che l’entrata in vigore dell’accordo interbancario volto a scongiurare rischi per gli istituti di credito finisca per avere ricadute eccessive sui prestiti alle Pmi, patrimonialmente meno “sicure”: una volta a regime Basilea 3, infatti, il requisito minimo patrimoniale complessivo delle banche salirà al 10,5% (dall’8%).
Come risolvere? La proposta prevede di introdurre il fattore di correzione nella normativa europea di recepimento dell’accordo nella direttiva CRD4: si applicherà nel calcolo complessivo degli attivi presi in esame per valutare il rischio delle Pmi. Obiettivo, riequilibrare il giro di vite sui requisiti patrimoniali (quantitativamente, circa il 30% in più).
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