Il Ministero del Turismo ha chiuso l’istruttoria dello sportello Staff House destinato alla riqualificazione degli alloggi per i lavoratori del comparto e, come prevedibile, le domande hanno superato di gran lunga le risorse a disposizione. Il decreto direttoriale del 31 luglio 2026 assegna in via provvisoria le agevolazioni e distribuisce le imprese in quattro elenchi: concessione definitiva, verifiche supplementari, attesa di uno scorrimento o esclusione.
In sintesi:
- le domande presentate sono state 102, per investimenti proposti pari a 149,9 milioni di euro;
- le agevolazioni richieste superano gli 80,8 milioni, a fronte di una dotazione di 54 milioni;
- 32 domande risultano assegnatarie in via provvisoria, 21 non ammesse, 17 in approfondimento istruttorio e 32 sospese per esaurimento delle risorse;
- i progetti finanziati generano 3.566 nuovi posti letto destinati al personale del comparto;
- micro, piccole e medie imprese hanno presentato 89 domande su 102.
- Esiti del bando Staff House e assegnazione fondi
- Liste di esito, dall’assegnazione al rigetto
- Domande sospese e scorrimento
- L’87% delle domande presentate da MPMI
- Costo per posto letto ai lavoratori del turismo
- Contributo 30%, spese ammesse dal bando
- Requisiti immobili e vincolo per le imprese assegnatarie
- GreenTour aperto fino al 15 settembre per chi è rimasto fuori
Esiti del bando Staff House e assegnazione fondi
Il decreto direttoriale del 31 luglio 2026 assegna in via provvisoria i 54 milioni di euro del Titolo II del programma Staff House e chiude l’istruttoria delle domande arrivate sulla piattaforma Invitalia. La misura, disciplinata dal Decreto del Ministro del Turismo del 18 settembre 2025 e attuata con il decreto direttoriale prot. n. 11768 del 30 gennaio 2026, finanzia la riqualificazione, l’ammodernamento e il completamento di immobili destinati ad alloggiare i lavoratori del comparto turistico-ricettivo.
Le imprese hanno chiesto oltre 80,8 milioni di euro di agevolazioni su una dotazione di 54 milioni: circa 26,8 milioni di richieste senza copertura, pari a un terzo dell’importo complessivamente domandato. Gli investimenti messi sul tavolo dalle imprese ammontano a 149,9 milioni, con una media di circa 1,47 milioni per progetto.
Liste di esito, dall’assegnazione al rigetto
Il provvedimento approva quattro allegati e ogni impresa proponente compare in uno solo di essi. La posizione nell’elenco determina gli adempimenti dei prossimi mesi.
| Allegato del decreto | Posizione dell’impresa e passo successivo |
|---|---|
| Allegato A — istanze assegnatarie in via provvisoria | 32 domande. L’agevolazione è assegnata ma non ancora concessa: segue la fase di verifica dei requisiti propedeutica alla concessione definitiva, con la documentazione richiesta dal soggetto gestore. |
| Allegato B — istanze non ammesse | 21 domande. L’istruttoria si è conclusa con esito negativo. Sono disponibili gli strumenti ordinari del procedimento amministrativo per contestare il diniego nei termini di legge. |
| Allegato C — istanze in approfondimento istruttorio | 17 domande. La valutazione prosegue: l’impresa mantiene la posizione acquisita e deve monitorare le eventuali richieste di integrazione documentale. |
| Allegato D — istanze sospese per esaurimento risorse | 32 domande. Il progetto ha superato la valutazione ma le risorse erano già esaurite. L’accesso dipende da economie o dal rifinanziamento della misura. |
Gli elenchi completi con i nominativi sono consultabili sulla pagina istituzionale dedicata al sostegno alle Staff House del Ministero del Turismo, insieme al testo del decreto.
Domande sospese e scorrimento
Le 32 domande sospese non sono state respinte: il decreto le qualifica come istanze in attesa di eventuali economie o del rifinanziamento della misura. La causa dell’esclusione è cronologica, non qualitativa, perché lo sportello Staff House opera in ordine di presentazione e le risorse si esauriscono man mano che le istanze vengono protocollate.
Le economie utilizzabili per lo scorrimento possono formarsi per tre vie: le rinunce delle imprese assegnatarie, l’esito negativo delle verifiche sulle 32 domande dell’allegato A e la riduzione degli importi in sede di concessione definitiva, quando le spese riconosciute risultano inferiori a quelle proposte. A queste si aggiungerebbe un eventuale rifinanziamento, che al momento non ha copertura annunciata.
Per le imprese sospese la conseguenza pratica è duplice. Le spese sono ammissibili solo se sostenute dopo la presentazione della domanda, quindi chi ha già avviato il cantiere conserva la validità dei costi anche in attesa dello scorrimento; chi non ha ancora aperto il cantiere deve valutare se sostenere l’investimento senza la certezza del contributo.
L’87% delle domande presentate da MPMI
La composizione dei proponenti smentisce il timore che la soglia minima di mezzo milione di euro tagliasse fuori le imprese minori. Le piccole imprese sono risultate la categoria più attiva con 43 domande e 48,7 milioni di investimenti proposti, seguite dalle medie con 24, dalle microimprese con 22 e dalle grandi con 13.
Micro, piccole e medie imprese arrivano così a 89 domande su 102, l’87% del totale, mentre le grandi imprese si fermano al 12,7%. L’investimento medio della piccola impresa si attesta intorno a 1,13 milioni di euro, sotto la media generale di 1,47 milioni ma ampiamente oltre la soglia minima di accesso.
La carenza di alloggi per il personale è un problema che le strutture ricettive di dimensione familiare percepiscono con la stessa intensità delle catene, e sono disposte a investire cifre importanti in rapporto al proprio fatturato per risolverlo.
Costo per posto letto ai lavoratori del turismo
I 3.566 posti letto generati dai progetti ammessi consentono di calcolare il costo unitario dell’intervento pubblico. Se la dotazione risulta integralmente assegnata, il contributo si attesta intorno ai 15.100 euro per posto letto creato, erogato una sola volta a fronte di un vincolo di destinazione di nove anni.
Il confronto con l’altra leva del programma è illuminante. I contributi ai costi di locazione degli alloggi del Titolo III, disciplinati dal decreto direttoriale prot. n. 261768/25 del 13 novembre 2025, prevedono fino a 3.000 euro l’anno per posto letto su un arco compreso tra cinque e dieci anni. Sull’intero periodo lo Stato può quindi spendere per un posto letto in affitto agevolato una cifra che nel minimo eguaglia e nel massimo raddoppia quanto costa creare un posto letto nuovo con il Titolo II, senza che al termine del ciclo resti un immobile riqualificato.
La differenza spiega perché il Titolo III abbia sostenuto oltre 60.000 posti letto a prezzi calmierati con 66 milioni, mentre il Titolo II ne produce 3.566 con 54 milioni: la prima leva copre un costo corrente su molti beneficiari, la seconda finanzia un investimento patrimoniale su pochi. Le due misure rispondono a esigenze diverse e le 102 domande arrivate sul Titolo II segnalano che la seconda esigenza è stata sottodimensionata.
Contributo 30%, spese ammesse dal bando
Il beneficio ha la forma di un contributo in conto capitale pari al 30% delle spese ammissibili, con un’aliquota che sale in funzione di tre variabili: la dimensione dell’impresa, con percentuali più elevate per le PMI, la localizzazione dell’investimento, con premialità per il Mezzogiorno e per le zone a maggiore tensione abitativa, e il livello di miglioramento della prestazione energetica conseguito.
Rientrano tra le spese finanziabili gli interventi di riqualificazione, ammodernamento o completamento di immobili già esistenti che migliorano la prestazione energetica; l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica, con le opere murarie necessarie all’installazione; le consulenze strettamente connesse agli interventi, riservate alle PMI nel limite del 10% dell’investimento ammissibile; gli studi e le consulenze in materia ambientale ed energetica, per tutte le imprese nel limite del 2%.
Ogni domanda riguarda un unico progetto, con spese comprese tra 500.000 euro e 5 milioni di euro al netto dell’IVA. Le spese sono ammissibili solo se sostenute dopo la presentazione della domanda e il progetto deve concludersi entro 24 mesi dalla concessione del contributo.
Requisiti immobili e vincolo per le imprese assegnatarie
Accedono alle agevolazioni le imprese di qualsiasi dimensione che esercitano attività nel settore turistico-ricettivo o nella somministrazione di alimenti e bevande con almeno uno dei codici ATECO individuati dal D.M. 18 settembre 2025, come attività primaria o secondaria. Sono ammesse anche le imprese estere con almeno un’unità locale in Italia alla data della domanda e quelle inattive, a condizione che dimostrino di aver avviato i lavori dopo la domanda e prima della concessione.
L’impresa deve disporre dell’immobile oggetto dell’intervento, in proprietà o in locazione con il consenso scritto del proprietario, e ogni unità immobiliare può rientrare in una sola domanda. Il progetto deve garantire almeno 10 posti letto destinati ai lavoratori e comportare un miglioramento certificabile della prestazione energetica.
Chi ottiene il contributo assume due obblighi che accompagnano l’investimento per quasi un decennio: destinare gli immobili ai lavoratori per almeno 9 anni dal completamento del progetto e applicare un canone di locazione ridotto di almeno il 30% rispetto al valore medio di mercato rilevato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. Il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni pubbliche qualificabili come aiuti di Stato sulle medesime spese, mentre la cumulabilità con benefici fiscali e garanzie è ammessa nei limiti del Regolamento GBER.
GreenTour aperto fino al 15 settembre per chi è rimasto fuori
Per le 53 imprese comprese tra domande non ammesse e istanze sospese esiste una finestra ancora aperta presso lo stesso Ministero del Turismo. Il Fondo GreenTour accetta domande su Invitalia fino alle ore 17:00 del 15 settembre 2026 e mette a disposizione 109 milioni di euro, ripartiti in 59 milioni di contributi a fondo perduto e 50 milioni di finanziamenti agevolati.
Le due misure non sono sovrapponibili e la sostituzione non è automatica. GreenTour richiede programmi di investimento da 1 a 15 milioni di euro, con almeno il 51% della spesa destinato a efficienza energetica o produzione da fonti rinnovabili, e seleziona con una graduatoria di merito anziché con l’ordine cronologico. Un progetto Staff House già istruito, incentrato sulla riqualificazione energetica di un immobile e di taglia superiore al milione, può però essere riformulato per rientrare nei criteri GreenTour, tenendo conto che l’aiuto arriva in forma mista di contributo e prestito e non come solo fondo perduto.
Chi valuta questa strada ha poche settimane e due verifiche da fare prima di muoversi: la capienza dell’investimento rispetto alla soglia minima di 1 milione, che esclude i progetti Staff House più contenuti, e la quota energetica del 51%, che riorienta il piano rispetto a un intervento pensato prevalentemente per creare posti letto. Il testo integrale degli esiti Staff House e le condizioni di accesso alla fase successiva sono pubblicati nel provvedimento del Ministero del Turismo sull’assegnazione provvisoria.